Sembra proprio che ogni robot umanoide debba attraversare la sua inevitabile fase adolescenziale, fatta di esibizionismo e qualche goffaggine. Non molto tempo fa, guardavamo i bot di Agibot cimentarsi in improbabili arti marziali: una dimostrazione di agilità tanto spettacolare quanto, ammettiamolo, inutile, che avevamo analizzato in Il Kung Fu di questo robot umanoide è migliore del tuo . Oggi, l’ultimo nato della scuderia, l’A3 Ultra, sembra essere finalmente cresciuto: si è messo la cravatta e ha iniziato il suo primo stage nel settore dei servizi. In un nuovo video, vediamo il robot accogliere ospiti in hotel, piegare la biancheria e persino tentare la carriera di venditore d’auto.
Il passaggio da maestro di kung fu a stagista nel settore dell’ospitalità è spiazzante, ma rappresenta un passo obbligato. Le demo spettacolari servono per i click, ma sono il piegare gli asciugamani e il rifornire gli scaffali le attività che, alla fine, giustificheranno l’esistenza di un robot in un bilancio aziendale. Agibot sta chiaramente cercando di dimostrare che la sua creatura è molto più di un progetto di ricerca: è un potenziale dipendente. E pure instancabile, visto che lo vediamo collaborare con altre unità, chiamare l’ascensore e persino collegarsi autonomamente alla ricarica.

Anatomia di un robot operaio
Sotto la lucida scocca bianca e nera, l’A3 Ultra nasconde un hardware di tutto rispetto. Alto 1,74 metri per 60 kg di peso, è costruito su un telaio ibrido in lega di magnesio e fibra di carbonio. Non siamo di fronte a un prototipo leggerino; questa macchina è progettata per il lavoro continuo.
La scheda tecnica è impressionante, quasi intimidatoria:
- Gradi di libertà (DOF): Ben 51 DOF attivi, che garantiscono un raggio di movimento estremamente ampio. Parliamo di 7 DOF per braccio e 6 per gamba, per una fluidità di movimento quasi umana.
- Manipolazione: Le mani sono le vere protagoniste. Ribattezzate “Omnihands”, vantano complessivamente fino a 20 gradi di libertà, permettendo compiti delicati e una capacità di carico di 5 kg per braccio.
- Percezione: La testa è un concentrato di sensori, tra cui un sistema LiDAR a 360°, telecamere binoculari per l’interazione e lenti fisheye per una visione panoramica completa. Ulteriori telecamere RGB-D sul petto e sulle ginocchia aiutano la navigazione e la consapevolezza dell’ambiente circostante.
- Potenza di calcolo: L’intera operazione è gestita da un processore AI “embodied” capace di 700 TOPS (Trillion Operations Per Second), basato sulla piattaforma Thor di NVIDIA. È la potenza di calcolo necessaria per muoversi ed eseguire compiti in autonomia, senza bisogno di un telecomando costante.

Anche il sistema di alimentazione è pensato per i turni massacranti: 8 ore di autonomia e la possibilità di scegliere tra la ricarica plug-in autonoma o uno swap rapido della batteria in soli 10 secondi. È una macchina nata per lavorare a lungo con tempi morti ridotti al minimo.

Il prezzo della produttività è salato
Quindi, quanto costa assumere questo lavoratore instancabile e mai lamentoso? Preparatevi a un sussulto. Secondo un rivenditore statunitense, l’Agibot A3 Ultra ha un prezzo di listino di circa 85.000 €.
Riflettiamoci un attimo. Sebbene si tratti probabilmente di un prezzo per i “pionieri” che avviano progetti pilota commerciali, lo scarto con i numeri ipotizzati dalla concorrenza per il mercato di massa è abissale. L’Optimus di Tesla punta a un prezzo a lungo termine tra i 20.000 e i 30.000 euro, e altri attori del settore mirano a cifre simili per puntare alla scala industriale. A quasi 90.000 euro, l’A3 Ultra non è il sostituto di un lavoratore a salario minimo; è un investimento di capitale paragonabile a un macchinario industriale di alta gamma. Il ritorno sull’investimento per piegare asciugamani a questo prezzo sembra… quantomeno discutibile.
Questo posiziona l’A3 Ultra direttamente nel perimetro dei programmi pilota per grandi multinazionali e istituti di ricerca, non certo per le piccole imprese o per una diffusione capillare. È uno strumento per chi è disposto a pagare un premio salato per restare sulla frontiera dell’automazione, ma non è ancora il “droide per tutti”.
Un ufficio di collocamento affollato
Agibot, azienda con sede a Shanghai fondata nel 2023 da ex ingegneri Huawei, si sta muovendo a una velocità frenetica. La società dichiara di essere già passata alla produzione di massa e di aver spedito migliaia di robot, un’affermazione audace in un settore dove molti concorrenti sono ancora fermi a consegne a una sola cifra.
Il panorama dei robot umanoidi sta rapidamente diventando un’arena per titani. Figure, sostenuta da un consorzio che include OpenAI, Microsoft e NVIDIA, sta già schierando i suoi bot nelle fabbriche BMW. Tesla sta sfruttando la sua enorme esperienza nella produzione e nell’intelligenza artificiale per dare vita a Optimus. Agibot è un contendente formidabile, specialmente per la sua tabella di marcia aggressiva e l’approccio “full-stack”, ma deve vedersela con i nomi più pesanti della tecnologia mondiale.
L’A3 Ultra è il segnale inequivocabile che l’era dei robot umanoidi puramente dimostrativi sta finendo. L’hardware è robusto, il software è intelligente e l’intento è puramente commerciale. Il video mostra un robot capace di svolgere compiti utili, seppur semplici, in un ambiente controllato. Ma il divario tra una promo patinata e la realtà caotica della hall di un hotel affollato resta immenso. Per ora, l’A3 Ultra ha un curriculum impressionante, ma con una richiesta salariale di 85.000 euro, potrebbe dover aspettare ancora un po’ prima di ricevere la sua prima vera proposta di assunzione.
